Danza e Psicologia

Progetto Developpé
Promozione del benessere psicologico nelle Scuole di Danza
a cura delle Dott.sse Paola Cartelli e Claudia Macaluso. Scrivi alle Psicologhe!

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Le nostre esperienze professionali in psicologia della danza



PSICOLOGIA DELLA DANZA
Spesso ci si dimentica che la danza, oltre ad essere fisica e corporea, coinvolge pensieri, comportamenti, emozioni e relazioni. Per questo, secondo la psicologa Paola Cartelli e la psicologa e psicoterapeuta Claudia Macaluso, già danzatrici ed insegnanti di danza e attualmente curatrici di numerosi progetti di psicologia della danza, all’interno delle scuole di danza è importante anche occuparsi della componente psicologica.

Perché c’è bisogno della psicologia in una scuola di danza?
Per diventare danzatori professionisti i ragazzi entrano presto nelle scuole, quando sono ancora in una fase molto delicata del loro percorso evolutivo: l’adolescenza. I giovani frequentano queste scuole fra gli 11 e i 22 anni circa, spesso in sostituzione delle scuole superiori, talvolta allontanandosi dalla propria famiglia di origine e dai propri amici per poter frequentare la scuola. Si tratta, dunque, di una scelta formativa precoce rispetto ai propri coetanei e talvolta faticosa: la danza richiede, infatti, un notevole impegno mentale, fisico ed emotivo. Per questi motivi e per la fragilità tipica dell'età può essere particolarmente utile che lo psicologo possa lavorare all'interno di questi contesti così determinanti nella formazione non solo coreutica ma anche psicologica dei ragazzi.

Che cosa rappresenta il docente per una giovane danzatrice?
Gli insegnanti di danza sono anche degli educatori nel momento in cui svolgono la loro attività e sono percepiti dagli allievi come stimolo e modello, soprattutto quando operano in una scuola di avviamento professionale. Inoltre, nei casi in cui l’allievo si è allontanato dalla propria famiglia per poter frequentare la scuola, l’insegnante diventa spesso un punto di riferimento fondamentale per l’allievo e non sempre è consapevole di questo ruolo. Il docente è inoltre promotore di esperienze connotate da una forte componente emotiva: talvolta queste esperienze possono diventare come un “boomerang” emozionale che l’insegnante deve saper accogliere e gestire, per il suo benessere e per il benessere dell’allievo.

In che cosa consistono i vostri progetti nelle scuole di danza?
L’intervento, di solito, si articola in due macro-interventi principali: lo “Spazio di Ascolto” e lo “Spazio di Incontro”. I due macro-interventi possono svolgersi contemporaneamente o in successione oppure in maniera indipendente, in conformità alle esigenze di ciascuna scuola di danza. Lo “Spazio di Ascolto” è un intervento breve costituito da colloqui individuali, è aperto ad allievi, docenti, genitori ed è rivolto a soggetti che chiedono spontaneamente un aiuto su una specifica esigenza. E’ uno spazio ed un tempo in cui lo psicologo accoglie l’utente, lo ascolta, lo sostiene e lo orienta. Quando è l’allievo a rivolgersi al servizio di Spazio di Ascolto, lo psicologo fa con l’adolescente un lavoro in cui sollecita le parti più evolute del giovane. In questo modo l’esperto comprende, chiarifica, contiene e costruisce insieme al ragazzo una narrazione della sua vicenda personale.
Lo “Spazio di Incontro” si propone, invece, di offrire uno spazio di confronto e attenzione, in gruppo, su alcune tematiche come, per esempio, l’autostima e la competizione. Lo scopo del lavoro in gruppo è quello di favorire i processi di mentalizzazione, ovvero quei processi che rendono pensabili stili comportamentali e dinamiche affettive e relazionali altrimenti inconsapevolmente agite”.

Come possono essere suddivisi gli allievi a seconda dell’età?
Gli allievi di scuole di danza di avviamento professionale, generalmente, sono ragazzi che stanno attraversando l’adolescenza. L’adolescenza viene collocata in un’età compresa tra gli 11 e i 18 anni, anche se è piuttosto difficile darne un’indicazione anagrafica precisa per via delle differenze individuali e delle caratteristiche della nostra società. In psicologia si è soliti suddividere l’adolescenza in pre-adolescenza, corrispondente al periodo puberale dagli 11 ai 13 anni, e adolescenza, cioè dai 14 anni fino al completamento dello sviluppo psichico-fisico che generalmente avviene intorno ai 17-22 anni. Si può dire, però, che l’adolescenza si sa quando inizia ma non si sa quando finisce! Infatti sono in aumento i giovani che per motivi economici o di studio prolungano la permanenza in casa dei genitori o la dipendenza da loro, ritardando sempre più l’ingresso nel mondo degli adulti. Per questo, in letteratura, si è recentemente identificato un secondo periodo evolutivo, in continuità con l’adolescenza: il periodo evolutivo del giovane adulto.

Come è cambiato nel tempo l’approccio dei giovani alla danza? Quali problemi ha causato questo cambiamento?
Noi che abbiamo studiato danza vent’anni fa veniamo da un’altra generazione. Allora la scelta di danzare era difficile da far digerire ai genitori! Oggi la situazione è ribaltata. Sono spesso i genitori che spingono i figli ad una carriera artistica. È frutto anche di un cambiamento di costume generato dalla grande visibilità che oggi ha la danza e dei molti talent show che se ne occupano. Attenzione però: le aspettative dei genitori possono causare stress nei ragazzi e, nel momento in cui vengono disattese, delusione!

Che consiglio dareste a coloro che danzano e ai loro genitori?
Dare consigli generici non è mai indicato. È opportuno analizzare i singoli casi. In ogni modo il suggerimento che si può dare ai genitori di ragazzi che intendono iscriversi ad una scuola professionale è di dedicare loro attenzione, cercando di capirne le motivazioni profonde. Per chi vuole danzare è necessaria la consapevolezza che l’iter formativo non è privo di difficoltà e richiede idee chiare, motivazione e determinazione per poter raggiungere il proprio obiettivo. Non sono scelte da prendere alla leggera.

Quali sono i problemi che le danzatrici e i danzatori vi chiedono di affrontare?
Prima di iniziare il nostro intervento nelle scuole di danza chiediamo agli utenti, servendoci dell’ausilio di un questionario, di proporci dei temi da approfondire assieme negli Spazi di Incontro. I temi che i ragazzi ci chiedono più spesso di affrontare sono quelli dell’autostima e della competizione. Questo dato non ci sorprende. L’ambiente della danza è meraviglioso e arricchente ma presenta degli aspetti, come per esempio la forte selettività del settore e le aspettative di realizzazione e di successo, che possono risultare disorientanti soprattutto per un giovane che è in una fase evolutiva delicata come l’adolescenza. Invece ci ha sorpreso rilevare, tra le ragazze che si sono rivolte allo “Spazio di Ascolto”, che il problema dei disturbi del comportamento alimentare non sembra essere diffuso tra le danzatrici più che in altri contesti. Questo dato ci fa pensare che, purtroppo, i problemi del comportamento alimentare sono ormai diffusi trasversalmente in una società che sembra stia diventando sempre più connotata da tratti narcisistici.

Quali sono le reazioni delle scuole di danza alla vostra proposta di intervento?
Alcune scuole comprendono l’importanza della prevenzione e della promozione del benessere psicologico, altre ci accolgono con più diffidenza. Spesso vi è il pregiudizio che lo psicologo serva solo ad aiutare chi ha problemi gravi, invece la nostra figura professionale ha un ruolo importante nella prevenzione primaria e secondaria. Con il nostro progetto, infatti, lavoriamo per ridurre i fattori di rischio che potrebbero causare l'insorgenza di un disagio, cerchiamo di promuovere una condizione di armonico equilibrio psico-fisico nell’individuo e di maggior benessere nei gruppi classe, dunque, in sintesi, speriamo di poter contribuire a “costruire” scuole di danza dove si studi meglio e dove circolino energie positive!
All’estero, in paesi come ad esempio la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ci sono già psicologi che si occupano di interventi in scuole e compagnie di danza ed esistono diverse esperienze a riguardo. In Italia, invece, un approccio come il nostro è ancora molto innovativo e poco conosciuto e necessita, probabilmente, di tempo e di sensibilizzazione culturale.


Puoi inviarci una mail all'indirizzo: developpe@tiscali.it


Dott.ssa Paola Cartelli e Dott.ssa Claudia Macaluso