C'era molta aspettativa al Broadway Theatre
di New York per Shrek the Musical. Ragazzi
e bambini impazienti accompagnati da genitori e nonni, in
attesa davanti alle porte del teatro, parlavano del film che
tutti hanno amato, sperando che il musical ne sarebbe stato
all’altezza. Tratto dal libro di William Steig Shrek! pubblicato
nel 1990, questa incantevole favola per ragazzi è stata
trasposta in un film dalla DreamWorks Animation nel 2001.
Vincitore del primo Oscar per «Best Animated Feature»,
il film è stato musicato tra gli altri da Smash Mouth,
Joan Jett, The Baha Men and Rufus Wainwright.
Sono ben felice di riportare che le attese del pubblico non
sono andate deluse. DreamWorks Theatricals
e Neal Street Productions non avrebbero potuto fare di meglio.
Candidato ad otto Tony Awards e dodici Drama Desk Awards,
Shrek the Musical è un divertimento per tutta la famiglia.
Per coloro che sono stati imprigionati nel castello incantato
fin dall’infanzia, Shrek è la storia di un amabile,
irascibile orco verde. Buttato fuori di casa dai tipici genitori
cattivi a sette anni a causa della sua bruttezza, Shrek è
diventato un pancione emarginato che vive in pace e solitudine
in un tugurio nei pressi di una palude. La solitudine è
interrotta dall’arrivo dai personaggi delle favole più
comuni della nostra infanzia. Tali personaggi sono stati banditi
dalle proprie abitazioni nel Regno di Duloc dal rivale Lord
Farquaad. Shrek, accompagnato da Donkey uno degli emarginati
(un noioso e loquace asino), determinato a preservare la propria
pace, si dirige verso il palazzo di Farquaad.
Arrivati lì, si ritrovano coinvolti in un torneo, il
cui vincitore dovrà salvare la principessa Fiona da
un castello in cui è tenuta prigioniera da un drago
che sputa fuoco. Una volta liberata, lord Farquaad sposerà
Fiona, potendo così diventare re. Shrek e Donkey vincono
e accettano di liberare la principessa a patto che Lord Farquaad
permetta a Shrek di vivere da solo e in pace nella sua palude.
Quindi con Donkey si dirige verso il castello circondato dalla
lava. Separato da Shrek, Donkey è attaccato dal drago
che sputa fuoco, a guardia del castello. Parlando francamente
per salvarsi, Donkey scopre che il drago è una femmina,
che immediatamente si innamora di lui e lo spinge via, verso
la propria camera in castello. Nel frattempo Shrek trova Fiona
e libera Donkey dalla sua carceriera innamorata. Quindi sono
inseguiti fino ai confini del castello dalla dragonessa adirata.
Fiona è costernata nell’apprendere che il suo salvatore
non è un affascinante principe sul cavallo bianco,
ma un brutto orco. Tornando verso il castello, Shrek e Fiona
si trovano sempre più attratti l’uno dall’altro.
Shrek e Donkey non capiscono come mai Fiona rifiuti di passare
la notte con loro e perché insista a voler dormire
dove non può essere vista. Ma Fiona non è una
semplice principessa, è stata per vent’anni sotto un
incantesimo: la notte, ritorna una verde orchessa, segreto
che presto Donkey scopre. Shrek sente per caso Fiona parlare
di bruttezze e crede che si riferisca a lui. Quindi la lascia
presso Lord Farquaad, che è determinato nello sposarla.
Però in seguito, con l’aiuto di Dragon e Donkey, la
libera prima delle nozze, ma non prima che si tramuti in orchessa.
Farquaad ordina che la coppia innamorata venga uccisa, ma
Dragon arriva, lo inghiotte, quindi apre la strada per la
fuga, verso il vero amore. Shrek the Musical
si apre con una serra coperta di foglie. Gran parte dell’azione
avviene in una palude verde in cui una luna verde sorge di
notte. Il protagonista ha pelle verde e la protagonista è
vestita di verde.
Ci è molto verde sulla scena, insieme a tanto talento.
Brian d’Arcy James interpreta Shrek con accento scozzese,
saltella sul palco con l’energia ininterrotta di una performance
degna di una prima. Il suo sorriso vincente e di luccichio
dei suoi occhi brillano attraverso il verde, formidabile,
trucco dell’orco (di Naomi Donne). Aggiungendo
al divertimento l’enorme pancione ed usando una puzzola come
deodorante, James ci conquista con la naturalezza dei movimenti,
del canto agile e del fascino senza dare segni di sforzo.
Mentre è stata una gioia ammirare Sutton Foster (Fiona9
nelle precedenti produzioni di Broadway, questa sua performance
è stata piuttosto irregolare. È stata deliziosa
in The Drowsy Chaperone, Little Women e Thoroughly Modern
Millie, vincendo meritatamente ben tre Tony Award per queste
produzioni. In questa serata però non è sembrata
completamente nella parte, talvolta perfettamente calata nel
personaggio, altre annoiata in scena. Certamente ogni rappresentazione
ha una storia a sé stante; la Foster è un’attrice-cantante
dai molti talenti, una ricchezza per ogni produzione cui prende
parte. È un’ottima attrice comica e la sua eccellente
interpretazione di «Morning Person» al culmine
del secondo atto, è stato un momento altissimo dello
spettacolo. Foster e James sviluppano una perfetta alchimia
chimica e sembrano davvero divertirsi insieme. Christopher
Sieber è stato davvero fantastico nel ruolo di Lord
Farquaad, sempre in ginocchio, a rappresentare un piccolo,
cattivo, narcisista.
Sieber è stato sempre un attore pieno di talento, che
riesce a portare in palcoscenico fiducia ed impegno. È
un vero piacere ammirare questo non più giovane artista
che dà il massimo in ogni scena!
Daniel Breaker, Donkey, anche se a tratti risulta un po’ gigione,
è dotato di infinita energia ed è meravigliosamente
espressivo. John Tartaglia si è divertito moltissimo
nei panni di Pinocchio e cambiando voce per lo Specchio Magico.
Il coro ha impiegato metà del primo atto per scaldarsi,
ma questi bravi artisti hanno dimenticato che per il pubblico
ogni sera, è la sera della prima. Sia il canto che
i movimenti scenici sono stati insoddisfacenti, almeno fino
a quando i ballerini hanno dato vita a «What’s Up, Duloc».
Fortunatamente la grande energia del direttore d’orchestra,
Eric Stern, ha garantito una grande sintonia fra orchestra
ed artisti in scena. Le scene di Tim Hatley hanno creato un
adattamento medioevale davvero divertente ed interessante,
con un ambiente proprio sopra la buca d’orchestra. Alberi
si muovono sulla scena, spesso avvolta dalla nebbia. I costumi
di Hatley sono appropriati per i personaggi principali come
Farquaad, mentre le creature fantastiche sono facilmente identificabili.
Ottimo risultato ad esempio è Dragon, civettuola, deliziosa
creatura che sputa fuoco e invade la scena ogni volta che
appare con le sue lunghe ciglia e gli occhi languidi che guardano
nel vuoto.
Hugh Vanstone, le cui creative luci hanno tanto contribuito
al successo di Spamalot, ha aggiunto qui tanta magia all’atmosfera
della palude, dei castelli e della campagna. Parrucche e acconciature
ideate da David Brian Brown sono creative e assolutamente
adatte alla vicenda.
Il regista Jason Moore, pur conferendo all’azione
ritmi molto energici grazie al suo senso per i tempi comici,
è riuscito a conferire ai personaggi principali romanticismo
e umorismo allo stesso tempo. Li ha incoraggiati ad esplorare
i propri sentimenti reconditi, accompagnandovi anche il pubblico.
Le coreografie di Prince sono un misto di stili. C’è
molta creatività in «What’s Up, Duloc»
e nel fantastico tip-tap dei topolini al culmine del secondo
atto. Mentre la danza degli scheletri è risultata piatta.
Il libro ed i testi del vincitore del Premio Pulitzer David
Lindsay-Abaire, sono più spesso brillanti e divertenti.
Benché ci sia una preponderanza di flatulenze e rutti
(molto apprezzati soprattutto dal pubblico più giovane),
ci sono anche spiritosi riferimenti ad altri spettacoli di
Broadway e a figure politiche. Purtroppo i testi non aggiungono
nulla alla vicenda.
La musica di Jeanine Tesori è piacevole
ma non memorabile. Ci sono melodie apprezzabili in «Big
Bright Beautiful World», «I Know It’s Today»
e «Morning Person» ma nessuno si dovrebbe meravigliare
se questi motivi non migliorano con l’orchestrazione di Danny
Troob e John Clancy… niente da dire sulle capacità
di resa di Sutton Foster.
Shrek the Musical mantiene lo stesso messaggio racchiuso nei
valori di bellezza ed autostima trasmesso nel racconto originale
di Steig e nel film. È un grande musical? No. È
uno spettacolo per tutti? Sì. Il grande messaggio che
porta è l’accettazione delle differenze, presentate
con grande cuore.
DreamWorks Theatricals è lontano da
un valido inizio nella sua prima avventura a Broadway.
Fate di più, per favore.
Donna Vaughn
(Foto di Joan Marcus)
|