Grand Hotel

Grand HotelAutore: Vicki Baum

Grand Hotel (Menschen im Hotel, 1929) traslato in film nel 1932: girato a Hollywood con Greta Garbo e John Barrymore protagonisti, ebbe l’Oscar come miglior film.

La vicenda è ambientata in un albergo di Berlino dove il decaduto barone Gaigern salva dal suicidio la Grusinskaja, ballerina russa in declino e se ne innamora. Ecco, nella traduzione di Gianna Ruschena Accatino, il terribile momento in cui la Grusinskaja si rende conto che la sua carriera è vicina alla fine.



«Applausi. Pizzicato dell’orchestra. Appare in scena la Grusinskaja, che ha indossato in tutta fretta il costume da colomba ferita, con una grande goccia di sangue color rubino che le pende dal corpino bianco di seta. È stanca da morire, ma leggera, leggerissima, e coi minuscoli, tremuli battiti d’ali delle braccia va lentamente incontro alla sua morte pietosa. Tre volte si drizza, ma non può più volare. Infine il lungo collo delicato si piega in avanti, posa il capo sul ginocchio, e muore: una povera colomba colpita a morte, con una grossa ferita sul petto che la lama azzurra del riflettore mette in evidenza.
Sipario. Applausi. Applausi anche abbastanza nutriti, se si pensa come è vuoto il teatro e quante poche mani ci sono per far rumore. “Da capo?” chiede la Grusinskaja, che giace ancora in mezzo al palcoscenico. “No” le bisbiglia di tra le quinte Pimenoff con un sussurro forte, disperato. L’ovazione è finita. Finita. La Grusinskaja rimane a terra qualche minuto ancora, leggera come una piuma, con la polvere del pavimento su mani, braccia e tempie. Per la prima volta in vita sua non fa il bis di quel numero. “Non ne posso più” pensa. “No, ne ho abbastanza, non ne posso più”.
“Far posto per il cambio di scena!” grida il sopraintendente. La Grusinskaja non vorrebbe alzarzi, vorrebbe starsene lì a terra in mezzo alla scena e addormentarsi, e nel sonno fuggire da tutto».