A Luigia Pallavicini caduta da cavallo

Autore: Ugo Foscolo

Luigia Pallavicini è una bellissima donna, ma data la sua caduta da cavallo ella si vergogna e decide di non mostrarsi più al pubblico. ll poeta si rivolge alle Grazie perché portino alla donna ferita i balsami e i lini per risanarla.

Gli Amori piangono per essa ed offrono voti ad Apollo perché ella guarisca e possa ritornare presto alle danze. Il poeta, dopo essersi rammaricato che la donna non si sia data alla poesia ma abbia scelto occupazioni virili, racconta quanto accaduto quel triste giorno. Il vento e il morso tentarono inutilmente di frenare il cavallo imbizzarrito che correndo impaurito si lanciò verso il mare.

Ma mentre le onde stavano per inghiottirlo, Nettuno intervenne e respinse dal mare l'animale che arretrando si impennò rovesciando dall'arcione la bella donna trascinandola sulla strada lastricata di sassi. Il poeta, a questo punto, maledice chi ha insegnato alle donne l'arte del cavalcare ma spera e prega che alla sua amica tocchi la sorte di Diana che caduta dal cocchio ne ebbe il viso rovinato ma che poté in seguito ritornare lieta tra le sue ninfe dalle feste di Efeso e salire, più bella di prima, al cielo.

E te chiama la danza
Ove l'aure portavano
Insolita fragranza,
Allor che, a' nodi indocile,
La chioma al roseo braccio
Ti fu gentile impaccio. (...)

Giolan d'invido riso
Le abitatrici olimpie,
Perché l'eterno viso,
Silenzioso, e pallido,
Cinto apparia d'un velo
Ai conviti del cielo;

Ma ben piansero il giorno
Che dalle danze efesie
Lieta facea ritorno
Fra le devote vergini,
E al ciel salìa più bella
Di Febo la sorella.
(vv. 19-24, vv. 103-108)