Danza Terapia e Disabilità

Arte e creativitá sono le componenti fondamentali del metodo Fux che genera, attraverso il movimento e la danza intesa come improvvisazione, cambiamenti importanti nelle persone. La proposta é semplice e consiste nel stimolare le potenzialità nascoste negli alunni senza mai pretendere di curarli ma piuttosto di mostrare loro la possibilità di un cambiamento, intuitivo e personale, che si armonizzi con la gravitá del problema o della patología che possano soffrire: è sempre possibile modificare qualcosa e compiere un piccolo o grande passo verso il benessere.Quando l’arte si unisce al movimento i miglioramenti non avvengono solo nella sfera fisica, nei muscoli, nelle articolazioni, ma è tutto il “corpo interno” che si risveglia dall’abbandono dell’isolamento, delle paure, delle frustrazioni, siano esse dovute a carenze di carattere psicologico o a veri e propri deficit sensoriali e psichici.

La danzaterapia promuove così la trasformazione dei “NO” del corpo (non posso, non ce la faccio, non ci riesco) in successivi “SI” del corpo (tutto ciò che sto facendo mi appartiene). Attraverso la danza e il setting altamente contenitivo indispensabile per una corretta applicazione della metodologia, il corpo diventa protagonista e le zone dimenticate tornano alla luce per cercare un dialogo con il limite, lo spazio, la musica, l’altro, che come me sta tentando di esprimersi. Del resto quando danziamo non esprimiamo solo l’estetica del movimento, ma anche le paure, la rabbia, l’angoscia, il dolore, l’ansia. Tutti questi “personaggi” che convivono dentro al corpo si affannano ad uscire allo scoperto e a venire in superficie con la stessa forza con cui resistiamo, spesso, ad accetarli e a riconoscerli come parte di sé.

La danzaterapia si colloca come percorso terapeutico integrativo per dare una risposta a questo tipo di situazioni risolvendo problemi attraverso il movimento pittosto che con la parola parlata, senza entrare in conflitto o volersi sostituire alla scienza della psicoterapia o psichiatria o a altre forme di terapia psicologica che, sebbene prevedano protocolli con sequenze motorie, nulla hanno a che vedere con questo tipo di metodologia che è semplicemente artistica.

La danza non è esibizionismo o una gara per mostrare la perfezione di una tecnica o di un corpo. Tanto meno è scienza e come tale sfugge a ogni possibilità di controllo o di acquisizione sistematica delle leggi che la governano. La danza è come tutte le arti una manifestazione intima del proprio essere, è l’allegria dell’accetazione del limite, la creatività, l’espressione generosa che permette di arrivare all’altro, al gruppo che attraverso il movimento comprende ciò che accade. Il corpo ideale non esiste. Per questo la danzaterapia aiuta a riallacciare la relazione con il “corpo espressivo”, generoso, che cambia con il passare del tempo e con le emozioni, un corpo che sente e che cerca, che a volte guadagna ed altre perde, ma sempre con l’allegria prodotta dalla danza.

Tutte le discipline corporee, le ginnastiche varie, promettono risultati fisici immediati e “misurabili” ma difficilmente vanno aldilà del momentaneo, non giungono a una trasformazione reale e il loro effetto svanisce presto con conseguente perdita dei benefici appena ottenuti. In questo caso non esiste una valorizzazione della persona nella sua totalità ed unicità, ma un “look” imposto dall’esterno che funziona come modello da seguire perchè apparentemente vincente. La conquista del vero benessere è una vittoria faticosa ma permanente, un miglioramento della propria qualità della vita e generalmente un’occasione di crescita anche per le persone circostanti. Spesso è proprio il soggetto disabile, che compie tale percorso e quindi sente di stare meglio, la persona in grado di innescare meccanismi positivi tra i familiari e di rappresentare un esempio concreto per le persone vicine che assistono al cambio.

Ogni incontro di danzaterapia è differente dal precedente, una storia a sè stante e sorprendente, ma sempre rispettosa delle possibilità del gruppo e dei limiti fisici o psichici degli individui che lo compongono. L’alunno riesce a entrare in contatto con il proprio corpo senza imposizioni, sentendo che lentamente la rigidità abbandona le membra e che può arrivare all’estensione e al rilassamento. Nessuno rimane escluso, ognuno deve e può rispondere con la propria creatività. In danzaterapia non esiste il “movimento giusto” o il “movimento sbagliato” e di solito sono proprio le persone con le difficoltà più gravi che rispondono con maggior velocità e successo al metodo mentre alunni assai dotati e senza particolari problemi hanno avuto bisogno di più tempo per sensibilizzare il corpo ed introdursi nelle pieghe più recondite del proprio essere.


Centro Creativo di Danza Terapia Marìa Fux
Prof.ssa Valentina Vano
www.metodomariafux.com
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