La Danza nel secolo dei Lumi

La Danza nel secolo dei Lumi Nel 18° secolo si sviluppò la necessità di dare alla coreografia un soggetto, una storia da mostrare agli spettatori.

Con l'avvento dell'Illuminismo le danzatrici, che avevano imparato il mestiere nelle Accademie, divennero richieste e ricercate più dei colleghi danzatori e la danza cominciò ad espandersi un po' dovunque spostandosi nei luoghi di ritrovo pubblici e conquistando borghesi ed intellettuali.

L'invenzione del pianoforte nel 1711 da parte di Bartolomeo Cristofori agevolò in modo consistente lo sviluppo dell'interesse della gente e consentì alle Accademie di formare danzatori sempre più abili e dotati.

 

Nel 1700 il maestro di danza francese Raoul Auger Feuillet pubblicò il trattato Choréographie e L’Art de décrire la Danse che descriveva, oltre alle cinque posizioni di base, numerosi passi di danza, tra i quali il plié, il glissé, e la cabriole ed indicava un sistema per annotare i passi di danza.

Nel 1760 Jean Georges Noverre (1727-1810) pubblicò il trattato Lettere sulla danza nel quale invocava l'unità di danza, musica e scenografia e l'eliminazione delle danze per proprio piacere. Tra l'altro egli si battè per l'abolizione degli scomodi e pretenziosi costumi fatti di crinoline e rigide sottogonne armate di cerchi. A quell'epoca i costumi femminili, pur se molto belli e preziosi, essendo lunghi e pesanti, impacciavano enormemente il movimento che non era neppure agevolato dalle scarpe in uso che erano con tacco alto e spesso a spillo. Gli uomini, inoltre, indossavano una specie di tunica (tonnellet) che arrivava al ginocchio che dava la sensazione di un tutù. La dimensione notevole dei costumi non consentiva di danzare insieme e, pertanto, la danza si svolgeva a distanza obbligata ed il minuetto, fatto di inchini e passi scivolati, era il tipo di danza più in voga. Inoltre, grazie all'intervento di Noverre, l'uso delle maschere, che toglieva ogni possibilità espressiva al danzatore, fu soppresso nel 1772.

Nella sua riforma Noverre, a cui si devono le coreografie di oltre centocinquanta balletti, portò ad una divisione netta tra danza meccanica e danza d'azione intendendo egli per la prima la danza che si affidava al puro tecnicismo e per la seconda quella che si basava su un racconto che per essere capito aveva bisogno dell'apporto sia della pantomima che della danza pura e quindi necessitava di sentimento, espressività ed energia capace di commuovere ed interessare.

In polemica col Noverre fu il fiorentino Gasparo Angiolini (1731-1803), il coreografo italiano che contribuì all'evoluzione pantomimica della danza (misurata per l'italiano, camminata per il francese), il quale rimproverava al suo collega francese, nelle sue Lettere sopra i Balli Pantomimi (1773), di essere troppo concettuoso affermando egli che l'opera del coreografo dovesse basarsi soprattutto sull'ispirazione e sull'estro creativo e non dovesse essere condizionata dai precetti.