Danza Indiana

Danza Indiana Il Bharata Natyam è la più antica forma di teatrodanza dell'India.

Nata in seno alla ricca e complessa ricerca spirituale dell'induismo, è stata eseguita per molti secoli soltanto nelle principali festività religiose all'interno dei templi, ed è diventata un'arte eseguita sui palcoscenici di tutto il mondo solo nel Novecento.

Grazie alla sua complessità tecnica e formale, alla ricchezza del suo linguaggio simbolico, alla profonda consapevolezza del valore estetico come veicolo spirituale, oggi la danza indiana è riconosciuta essere una delle più antiche e raffinate tradizioni coreografiche e attoriali dell'uomo a cavallo tra mito, rito e arte.

Il Bharata Natyam è una danza solista, la cui tecnica impegnativa essenziale che esige vigore, grazia e scioltezza dei movimenti, una grande resistenza fisica e un infallibile senso ritmico.

I movimenti sono ampi e precisi, sempre simmetrici, organizzati su un articolazione del corpo che ne fissa gli angoli, le linee, i volumi. Il vocabolario tecnico comprende dei salti, delle spaccate profonde, delle piroette e delle pose che richiedono un grande equilibrio. In India è considerata una forma di yoga in movimento veloce.

 

Le danze possono presentare tre caratteristiche:
- danze di pura tecnica, nel solo scopo di procurare il piacere estetico
attraverso la bellezza dei movimenti e la complessità dei ritmi;
- danze che esprimono uno stato d'animo, un sentimento;
- danze narrative dove l'artista mima con l'aiuto del linguaggio simbolico e gestuale delle mani, i mudra, le gesta epiche e le virtù del mondo divino.

La leggenda narra che in un tempo remoto, preoccupati del declino morale delle moltitudini di uomini che non potevano attingere agli insegnamenti conservati nelle sacre scritture, gli dèi rivolsero a Brahma il Creatore la loro supplica: che Lui, fonte di ogni misericordia trovasse una nuova strada per portare nel cuore degli umili e dei semplici la conoscenza della virtù, della prosperità del benessere spirituale.

Danza IndianaBrahma acconsentì e condusse presso di sé un anziano uomo, il saggio Bharata, per trasmettergli un nuovo sapere, frutto degli insegnamenti già contenuti nei quattro Veda esistenti: la parola dal Rig Veda, l'espressività o Abhinaya dallo Yajur Veda, la musica dal Sama Veda e l'esperienza estetica dall'Atharva Veda. A queste arti fu aggiunta dal divino Shiva Nataraja la conoscenza della danza stessa, il movimento alla base della creazione di tutto l'universo. Così, nella leggenda, nasce il Natya Sastra [da Natya, arte scenica fatta di teatro e danza insieme e Sastra, insegnamento], il testo con cui gli dèi offrivano agli uomini la danza. Da allora, donne e uomini praticano e rappresentano quest'arte per dialogare con il divino. Il Bharata Natyam conserva gli antichi valori rituali della sua origine mitica: la danza come offerta alla divinità trova nel trasporto emotivo la sua stessa sorgente.

L'eco profondo di questo spirito diventa per il danzatore una conseguenza: la danza racconta il senso della 'nostra' vita, diviene la rappresentazione del 'nostro' quotidiano interiore. Gli stessi dei sono rappresentati come persone umane, immersi nelle più varie contraddizioni, liti, gelosie, passioni. Le canzoni sono dei motivi devozionali dove la danzatrice è la devota e il dio è il suo diletto. L'eroina in attesa del suo amato non è un tema di sciovinismo maschilista come si crede oggi ma rappresenta il Jeevatma (il Sé individuale) in bramosa attesa di unirsi con il Paramatma (il Sé divino).


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