Mani-ere

 

Mani-ere 27/03/2017

Una volta tanto si può raccontare di una giovanissima realtà coreutica italiana del sud, aggrappata a valori meramente culturali di una danza che fa a cazzotti con il dilagante pessimismo coreografico. Qui non si vuole raccontare la solita storia di un sud bistrattato né stereotipi simili di genere, numero o dei grandi titoli che fanno cassa a prescindere.

Qui manca poco al debutto e la curiosità tra gli addetti ai lavori cresce di giorno in giorno, soprattutto perché i protagonisti di questa nuova avventura sono volti assai noti al mondo della danza campana. Luca Calzolaro, ormai emigrato da Eboli per Roma da una decina d'anni, è soprattutto noto alla critica ed al pubblico per le sue performances internazionali con i best seller "Notre Dame de Paris" e "Jesus Christ Superstar", oltre che per svariate incursioni coreografiche qua e là per la penisola. E poi c'è la figura carismatica di Stefania Ciancio, presidente di PromoDanza e co-direttrice artistica della neonata Geranos Orchestra Dance Company. Un connubio che ha prodotto una delle realtà più interessanti della danza in Campania, fondendo le esperienze dei palcoscenici internazionali e dell'interesse per i contenuti più minimalisti, con un'idea che sta alla base del progetto "Mani-ere".

Già presentato in forma ridotta al Teatro Verdi di Salerno, il titolo coreografato da Luca Calzolaro su musiche varie andrà in scena al Teatro Aldo Giuffrè di Battipaglia il prossimo primo aprile, a pochi passi dalle sale prove della Geranos Orchestra Dance Company. Ma com'è nato il progetto dell'ensemble e, soprattutto, la progettualità costruita intorno ai nove elementi ce lo spiegano direttamente i due direttori artistici, a cominciare dalla genesi dello stesso nome della nuovissima compagnia: Il geranos (pronunciato Ghèranos) era una danza collettiva rituale nata più di 3.000 anni fa a Creta ed a Delo, come testimoniano alcuni ritrovamenti scritti e pittorici, fra i quali la decorazione di uno splendido vaso del 570 a. C. conservato nel Museo Archeologico di Napoli.

Il nome deriva dalla similitudine dei movimenti coreografici di questa danza con il volo delle gru (γερανός) ed è possibile trovare riferimenti a questa danza nelle opere di molti autori antichi (Plutarco, Cicerone, Virgilio) oltre che nell’Iliade come chiaro riferimento al mito del labirinto e del Minotauro: Omero infatti – parlando dello scudo di Achille – fa una dettagliata descrizione della danza che vi era scolpita, con la sua spirale di fanciulli (uomini e donne alternati gli uni alle altre). La danza – insegnata da Dedalo (il creatore del labirinto) ad Arianna e da questa poi a Teseo, come una sorta di “chiave” o di “mappa” del percorso da seguire per entrare e per poter uscire dal labirinto - aveva una coreografia “a spirale” (con espliciti richiami ai due sensi di rotazione: uno simbolo di morte – dall’esterno della spirale verso il centro – e l’altro, in senso inverso, quale simbolo di vita). I fanciulli e le fanciulle, in una esplicita cerimonia iniziatica, tenendosi per mano seguivano il capofila in un metaforico e rituale viaggio agli inferi per poi, una volta raggiunto il centro e quindi in una morte simbolica, poterne uscire verso la rinascita, verso una nuova vita.

E’ questo l’elemento che ci ha indotti a scegliere questo nome: il fatto che richiamasse una danza antica di trenta secoli, che fosse eseguita da giovinetti e – soprattutto – per il suo valore simbolico, quasi “salvifico”: simbolo di risalita, di salvezza dalle difficoltà, di apertura. Un cammino grazie al quale, tenendosi per mano, ci si apre alla vita e ad un futuro di speranza. Ma la sostanza di questa progettualità sta anche nei contenuti, a differenza di tante proposte commerciali in giro nei circuiti nazionali ed anche internazionali della danza contemporanea. Ormai di accezione contemporanea è rimasto ben poco nella danza per cui, a maggior ragione, le nasciture esperienze che puntano ad alzare l'asticella della qualità crescono con una profonda cultura di danza.

A partire dal titolo "Mani-ere", pensato e costruire per dare voce ai contenuti ed alle forme della progettualità sul lungo termine della Geranos Orchestra Dance Company, pronta per il debutto a serata intera al Teatro Aldo Giuffré di Battipaglia il primo aprile ed in replica in una suite al Teatro De Filippo di Arzano il successivo 8 aprile. Come ci spiega lo stesso coreografo Luca Calzolaro, le mani sono lo strumento principale della nostra vita e raccontano chi siamo, quello che abbiamo vissuto. Le mani esprimono quello che le parole non dicono e danno forma alle idee. Mani che raccontano le età della vita, idee ed ideali, mani che descrivono l’orrore che la violenza suscita e riportano alla mente azioni dure e spietate come quelle della violenza sulle donne. Mani che non alzano muri ma li abbattono e che costruiscono ponti fra diversi popoli del mondo, mani che accolgono e non respingono, mani che si stringono attorno ad altre mani.

Il tutto narrato attraverso il movimento del corpo ed ovviamente delle mani. Mani rappresentate in scena da Luigi Pagano, Angela Alfano, Andrea Capoluongo, Clarissa Miceli, Arianna Volzone, Alfonso Donnarumma, Sara Corvo, Sabrina Mastrangelo e Lucia Pellegrino nel coordinamento coreografico di Alfonsina Beatrice, laureata all'Accademia Nazionale di Danza ma con un passato dai forti connotati contemporanei in Portogallo e con un'altra eccellenza campana quale Adriana Borriello.


Articolo a cura di Massimiliano Craus