Coreografi come Jiri Kylian suscitano sempre una grande attesa e difficilmente deludono le aspettative, anche quando presentano serate “difficili” come quella di ieri al Teatro Valle di Roma.
Prima di tre serate in cui vengono rappresentati Car-Men e Last Touch First, in scena fino al 24 ottobre.
CAR-MEN è un film in bianco e nero di Kylian e Boris Pavel Cohen, in perfetto stile Buster Keaton. Comicità crudele e triste. Il tutto è incentrato su una sorta di smembramento della storia della Carmen di Bizet. I personaggi sono gli stessi: Carmen, Escamillo, Don José e Micaela, che vivono una storia senza tempo, riportati indietro negli anni (sono vestiti da bambini), ricordano un periodo che hanno già vissuto rivivendolo nel presente.
Il film ruota attorno ad una vecchia macchina, un’auto degli anni ’30, smembrata e utilizzata in ogni suo pezzo come espediente per una specie di “coreografia” accompagnata a tratti da leit motivs suonati ad arte con apparenti strumenti di fortuna, che ricordano la splendida musica di Bizet.
I personaggi sono portati all’estremo delle loro caratteristiche. Depurati da ogni orpello, decontestualizzati e deposti in una specie di landa desolata, resta di loro soltanto la vera essenza. Carmen, provocatrice e seduttrice, noncurante e quasi crudele; Escamillo, avido di fama e di potere. Don José, innamorato e quasi ingenuo, Micaela, “inventata” per aiutare, a prescindere da chi o per che cosa aiutare, finisce per rivolgere il suo buonismo ora a Don José ora ad Escamillo senza differenza alcuna.
Il tempo è protagonista così come tutti gli altri elementi. Scorre ad una velocità incontrollabile a tratti così come rallenta in altri.
Last Touch First, invece, è una sorta di quadro animato di fine ottocento/primi Novecento o perché no, un romanzo di Tolstoj, o anche un “Ritratto di Dorian Grey”.
I danzatori rappresentano a rallentatore una serie di azioni quotidiane, e per poco meno di un’ora controllano accuratamente quasi all’inverosimile ogni spostamento. Immersi in un’atmosfera di penombra, camminano su un pavimento coperto da un ricchissimo drappo di stoffa bianca che viene abbondantemente usato per la coreografia e per accompagnare i movimenti. Sul finale, questo stesso drappo di stoffa, viene trascinato dai danzatori per tirare sul proscenio l’intera scenografia e avvicinare agli spettatori tavoli e sedie e ricomporre essi stessi – questa volta immortalati nell’immobilità – un’immagine più vicina al pubblico, che può coglierne adesso gli sguardi vuoti.
Un’opera difficile, Last Touch First, impegnativa e lunga per la lentezza che la caratterizza ma assolutamente geniale e raffinata, così come ci aspettavamo sarebbe stato il tocco creativo di Kylian.
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