Arthur Saint-Léon

Arthur Saint-Léon Biografia: Arthur Saint-Léon, creatore del famoso balletto “Coppelia”, fu una tra le figure dominanti del balletto europeo degli anni Sessanta dell'Ottocento e uno degli artisti più versatili del XIX secolo. Apprezzato violinista e compositore, fu danzatore dalla tecnica straordinaria, vivace e prolifico coreografo nonchè teorico di salda base accademica.

Charles Victor Arthur Michael Saint-Léon nacque a Parigi il 17 settembre 1815, anche se si pensa che la sua reale data di nascita sia il 1821. Suo padre, Léon Michael Saint-Léon, danzatore dell’Opéra di Parigi, incoraggiò suo figlio a studiare musica e danza. Infatti il piccolo Arthur studiò violino con Joseph Mayseder e Nicolò Paganini debuttando come violinista all’età di tredici anni a Stoccarda, dove suo padre aveva ottenuto l’incarico di maestro di danza della Corte reale. L’anno dopo, all’età di quattordici anni, si cimentò per la prima volta come ballerino in un pas de deux per il balletto “Die Reisende Ballet-Gesellschaft” di Joseph Schneider a Monaco.

Nel 1837, tornò a Parigi per studiare danza e per i suoi recital di violino. Un anno dopo debuttò al Teatro de la Monnaie di Bruxelles come ballerino di danza di démi-charactère. In seguito si recò ad Anversa e Vienna continuando a danzare e ad esibirsi come violinista. raccogliendo molti consensi. Si fece apprezzare dal pubblico per i tours vorticosi e la forza dei salti e riuscì a incantare la platea dovunque si esibisse dando nuovamente slancio alla danza maschile in un periodo in cui era in pieno decadimento e le esibizioni dei maschi erano considerate secondarie rispetto a quelle femminili.

Mentre si trovava a Vienna, ebbe l’opportunità di danzare con la grande ballerina Fanny Cerrito. Da quel momento diventarono coppia fissa in numerosi balletti e si innamorarono. Lavorarono insieme a Roma, Firenze, Parma e di nuovo a Londra, dove nel 1843 Saint-Léon mise in scena “La Vivandière” che danzò insieme a sua moglie. Questo balletto era già stato portato in scena a Roma nello stesso anno col titolo “La Vivandiera e il Postiglione”, su musica di E.Rolland, ma nell’edizione di Londra, su musica di Pugni, Saint-Léon aggiunse la Redowa, una polka d’origine boema, che fece impazzire il pubblico. Il successo conseguente li portò nuovamente in tournée in Inghilterra, dove danzarono nei nuovi lavori di Jules Perrot “Ondine” (1843) e “La Esmeralda” (1844) e in Italia. Infine, il 17 aprile 1845, la coppia si sposò a Parigi.

Nel 1847 l’Opéra di Parigi commissionò a Saint-Léon un nuovo balletto. Egli mise in scena “La fille de marbre”, riscrivendo essenzialmente il balletto “Alma ou la fille de feu” creato nel 1842 dalla Cerrito insieme a Jules Perrot su libretto di André Deshayes.

Successivamente la coppia partì per Venezia, dove al Teatro La Fenice debuttò in altri tre nuovi balletti, seguiti da ancora nuovi lavori, sempre di Saint-Léon, per l’Opéra di Parigi (tra i quali “Le violon du diable” nel 1849 in cui Saint-Léon danzava accompagnandosi in scena con il violino e “Stella ou Les Contrabandiers” nel 1850) e tournée in tutta Europa. Nel marzo del 1851, dopo alcuni dissapori, i due si separarono e Saint-Léon accettò il posto di maestro di ballo principale ed insegnante della classe di perfezionamento all’Opéra di Parigi. Insieme alla Cerrito danzò un’altra sola volta durante un gala nell’ottobre del 1851 e, quando sua moglie fu scritturata dall’Opéra nel dicembre 1852, Saint-Léon si mise elegantemente da parte ritirandosi dall’incarico prima della fine del suo contratto. Rimase però a Parigi per continuare a coreografare ed a comporre musica per il Théâtre Lyrique.

Dopo una stagione a Londra, si recò a Lisbona dove per tre anni presentò un repertorio di vecchi e nuovi lavori al Teatro de São Carlo e fu anche nominato professore del Conservatorio. A causa di problemi finanziari da parte del Teatro, Saint-Léon dovette tornare a girare l’Europa finchè, nel 1859, fu chiamato a San Pietroburgo come maestro di ballo del Teatro Imperiale. L’impegno consisteva in un incarico annuale di sei mesi, per cui egli era libero nei mesi restanti di continuare il suo lavoro di coreografo in altre città europee.

Un anno dopo aver messo in scena con grande successo a San Pietroburgo “Il cavallino gobbo”, nel 1865 Saint-Léon incontrò la giovane ballerina tedesca Adèle Grantzow, che aveva già visto danzare nel 1858 ad Hannover, e ne rimase colpito tanto che la propose come prima ballerina al Teatro Bolshoi di Mosca. Da quel momento in poi Adèle divenne la sua musa ispiratrice. Anche se per casi fortuiti non potè essere l’interprete di alcuni suoi lavori. Nel 1866, infatti, dopo aver preparato il debutto del nuovo balletto “La Source” a Parigi, la Grantzow fu richiamata a Mosca e, all’ultimo momento, fu sostituita da Guglielmina Salvioni. Un problema analogo si verificò quando nel 1870 stava per andare in scena la prima di “Coppelia”. Quella volta la Grantzow si ammalò e fu sostituita da Giuseppina Bozzacchi, una giovane allieva della Scuola di ballo, esordiente ad appena sedici anni.

Sin dal 1866, tuttavia, Saint-Léon aveva cominciato ad accusare problemi di salute, per cui per un certo periodo dovette recarsi a Wiesbaden per curarsi. Tornato a Parigi, vi morì, colpito da un attacco cardiaco, il 2 settembre 1870, appena tre mesi dopo la prima di “Coppelia”. Nello stesso anno e nel giorno del suo diciassettesimo compleanno, moriva a Parigi, a seguito di un’epidemia di vaiolo, la giovanissima promessa della danza, Giuseppina Bozzacchi (23 novembre 1853 - 23 novembre 1870), che aveva dato vita alla bambola dagli occhi di smalto ovvero “Coppelia”, il balletto più celebre di Saint-Léon .

Arthur Saint-Léon, che originariamente aveva conquistato grande fama come ballerino maschile in un’epoca in cui soprattutto le donne erano apprezzate sul palcoscenico, venne più tardi conosciuto, soprattutto, come un esperto creatore di divertissements. Poichè era molto abile nell’adulare i direttori dei teatri, acquisì ben presto la reputazione di persona molto ambiziosa ed egocentrica ma questo suo modo di fare gli permise di ottenere grandi vantaggi e numerose opportunità di lavoro. Tra gli altri difetti del suo carattere c’era quello di sentirsi superiore a tutti come coreografo e, quindi, era geloso dei successi dei suoi colleghi. Tuttavia, gran merito ebbe nella trasformazione del balletto in quanto tradusse in danza classica le danze folkloristiche popolari che in seguito diventarono una parte caratterizzante e vivacizzante di molte coreografie di Petipa.

Oltre ad essere un esperto coreografo, Saint-Léon fu pure un eccellente violinista e compose una settantina di lavori musicali soprattutto per violino e, alcune volte, per i suoi balletti. Infine come traccia del suo lavoro, oltre a “Coppelia”, il suo unico balletto rimastoci per interezza, il teorico Saint-Léon lasciò ai posteri un interessante trattato con l’allora rivoluzionario ed innovativo sistema di notazione del movimento intitolato “La Stenochoreographie ou l’Art d’écrire promptement la Danse” pubblicato nel 1852 a cui si ispirarono le nuove generazioni di maestri fondatori della didattica della danza negli anni a venire.