Enrico Cecchetti

Enrico Cecchetti Biografia: La nascita di Enrico Cecchetti il 21 giugno 1850 in un camerino del Teatro Apollo di Roma sembra simbolicamente farne un predestinato. Egli, infatti, nacque, visse e morì per la sua unica passione: la danza. Il palcoscenico e la sala ballo furono la sua prima e la sua ultima casa e l’accompagnarono nel corso di tutta la vita fino alla sua morte avvenuta dopo un malore occorsogli durante una lezione di danza. Figlio d’arte, ballerini erano infatti i suoi genitori, Cesare e Serafina Casagli, così come lo saranno i suoi fratelli, sua moglie, i suoi figli, quando nacque, suo padre avrebbe voluto per lui un altro futuro ma Enrico, che condivideva con i suoi genitori la vita di palcoscenico, volle assolutamente studiare danza. All’inizio fu il padre stesso ad insegnargli i primi rudimenti ed a permettergli di esibirsi in piccole parti durante gli spettacoli in cui erano insieme impegnati i due coniugi.



La sua prima apparizione in scena avvenne, infatti, quando aveva appena cinque a anni a Genova. Dopo aver seguito i genitori in una tournée negli Stati Uniti, Enrico, al ritorno in Italia, venne iscritto alla scuola di Giovanni Lepri, già allievo del Blasis, a Firenze. Successivamente suoi maestri furono Cesare Coppini, che insegnava alla Scala di Milano, ed il celebre Filippo Taglioni, padre di Marie. Avendo avuto insegnanti che erano stati istruiti da Carlo Blasis, il giovane Cecchetti acquisì dal grande teorico della danza quelle teorie e metodo di studio che contribuirono a formarlo magnificamente sia come ballerino che come insegnante.

A 16 anni era già un danzatore completo che si affacciava alla professione. Dopo un tirocinio di qualche anno con contratti in teatri minori, nel 1870 ebbe la sua prima grande occasione debuttando alla Scala di Milano in un balletto di Borri “La dea del Walhalla” ed ottenendo un grande successo. Subito scritturato dai maggiori teatri europei, iniziò un lungo periodo di esibizioni in giro per l’Europa avendo spesso come partner un’altra allieva di Lepri, Giuseppina De Maria (1857-1927), che sposò nel 1874. Fece anche un’apparizione a San Pietroburgo per poi rientrare a Milano per interpretare: “Messalina” di Danesi (1885), “Amor” di Manzotti (1886) del quale aveva già interpretato il balletto “Excelsior” a Londra .

Nel 1887 era di nuovo a San Pietroburgo per mettere in scena alcune sue coreografie e riprese di balletti di Manzotti. Il successo ottenuto gli aprì le porte del Teatro Mariinskij dove debuttò nel balletto di Petipa “Il tulipano di Harlem” ed interpretò successivamente la parte en travesti di Carabosse e la variazione dell’Uccello azzurro nella prima rappresentazione della “Bella Addormentata” nel 1890.

A San Pietroburgo, fino al 1902, ricoprì incarichi di primo ballerino, coreografo e insegnante della Scuola Imperiale. Dopo alcuni disaccordi con la direzione del Teatro, Cecchetti lasciò la Russia e si recò, dapprima, a Varsavia, dove fu direttore e maestro della Scuola Imperiale di danza (1902-1904), e, poi, in Italia. Ritornò a San Pietroburgo nel 1906 per aprire una sua scuola di danza alla quale affluirono allievi di gran talento che in seguito divennero celebri ballerini tra i quali Anna Pavlova che lo volle come proprio maestro esclusivo.

Quando nel 1910 Diaghilev si recò in tournée con la compagnia dei Ballets Russes, molti dei ballerini contattati preferirono rifiutare piuttosto che non studiare più con Cecchetti e l’impresario, così, decise di scritturare insieme ai ballerini anche il loro maestro, affidando a quest’ultimo ruoli di mimo e di maître de ballet.

Nel periodo con i Ballets Russes, dal 1910 al 1920, Cecchetti si esibì nei ruoli di Pantalone in “Carnaval” (1910), Capo degli eunuchi in “Shéhérazade” (1910), Kotscheï nell’”Uccello di fuoco” (1910), il ciarlatano in “Petrouchka” (1911), la madre in “Giselle” (1911), l’astrologo in “Le Coq d’or” (1914), Luca in “Les femmes de bonne humour” (1917), il negoziante in “La Boutique fantasque” (1919), il dottore in “Pulcinella” (1920): esibizioni in cui mise a profitto il suo talento drammatico e la sua espressività fondati su un lavoro preciso e altamente professionale.

Dal 1918 al 1923 fondò a Londra una scuola di danza e qui, nel 1921, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua carriera riprese “La bella addormentata” intepretando nuovamente il ruolo di Carabosse da lui creato trent’anni prima.

A Londra, nel 1922 Cyril Beaumont, raccolse per iscritto, in collaborazione con Stanislav Idzikowski e la supervisione e successiva traduzione in francese di Cecchetti, il metodo di insegnamento del grande maestro che fu pubblicato col titolo “ A manual of the theory and Practise of classical theatrical dancing”. Nello stesso anno, Beaumont promosse la fondazione della ”Cecchetti Society” confluita in seguito nella Imperial Society of Teachers of Dancing.

Nel 1923 Cecchetti si trasferì a Milano e, nel 1925, su invito di Toscanini, benché vecchio e malato, assunse la carica di Direttore della Scuola di Ballo della Scala. Ricoprì l’incarico di direttore fino al giorno della sua morte avvenuta a Milano il 13 novembre 1928 dopo che il giorno prima, recatosi come al solito alla Scala per la lezione di danza, fu colto da un improvviso malore durante la classe e perse conoscenza.

Appresa la notizia della sua morte, Serge Lifar, impegnato con i Ballets Russes a Manchester ne “Les Syplphides”, danzò indossando, in segno di lutto a nome di tutta la compagnia, una sciarpa nera sul proprio costume.

Cecchetti, dotato di un senso pedagogico eccezionale, forma la maggior parte dei grandi danzatori di inizio secolo. Suoi allievi furono, infatti, tra gli altri, oltre la celebre Anna Pavlova: Cia Fornaroli, Tamara Karsavina, Pierina Legnani, Alicia Markova, Ruth Page, Marie Lambert, Olga Preobrajenska, Attilia Radice, Ninette de Valois, George Balanchine, Adolph Bolm, Vincenzo Celli, Anton Dolin, Mikhail Fokine, Nicholas Legat, Serge Lifar, Leonide Massine, Vaslav Nijinskij.

Il suo metodo, molto seguito e studiato soprattutto nei paesi anglosassoni, è strutturato in un programma in cui ogni esercizio ha uno scopo preciso ed è la preparazione logica all’esercizio successivo. Il metodo comprende tabelle di lavoro quotidiane stabilite con precisione e abbraccia tutto il vocabolario della danza classica. A Cecchetti va, inoltre, il merito dell’introduzione delle cinque posizioni delle braccia anzicchè tre, della nozione di “legato”, dell’approfondimento dei pliés, dell’allungamento dell’arabesque. Grazie al suo insegnamento, donò alla danza un’unità che in precedenza la stessa non aveva mai conosciuto.

Emblematica del suo carattere tutto d’un pezzo e della disciplina insita nel suo insegnamento una frase che egli più volte ripetè ai suoi allievi: “Con me tu impari come voglio io. In scena danzerai come vuoi o come puoi”.